
Per chi opera nel settore immobiliare, oppure è alla ricerca di un investimento o desidera vendere la sua casa, luglio è tempo di nuovi report da analizzare. Nomisma ha infatti presentato il suo 2° Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2026, evidenziando le ultime tendenze e i possibili sviluppi.
Tante le novità emerse, così come gli indizi sul futuro andamento del comparto che arrivano analizzando Milano, ormai punto di riferimento dei trend che poi potrebbero allargarsi a tutto il Paese. Vediamo allora insieme i punti principali emersi e come conviene comportarsi alla luce di questi dati.
Analizzando i tredici principali mercati italiani, il report di Nomisma fa emergere un quadro ancora confortante, ma destinato a cambiare nei prossimi mesi. L’inizio del 2026 ha evidenziato una buona tenuta dell’intero settore residenziale, ancora oggi in trend positivo seppur con una crescita non più così repentina come in passato.
In particolare, le compravendite sono aumentate del 4,4% a livello generale rispetto a un anno fa, equamente distribuite tra capoluoghi e province. La maggior parte ha riguardato l’acquisto della prima casa, che occupa circa il 6% di tutte le compravendite portate a termine. Gli acquirenti quindi non mancano, così come la loro volontà di acquistare: la percentuale di intervistati che hanno dichiarato di avere questa intenzione per il prossimo futuro è passata dall’8% all’8,5% nell’arco di dodici mesi.
Leggermente in contrasto, tuttavia, i dati sull’accesso al credito: i mutui scendono del 2,1%, soprattutto a causa di un crollo di surroghe e sostituzioni (-58,7%); bene invece i nuovi prestiti avviati per l’acquisto di case (+6,6%) che ha portato le compravendite finanziate al 47,8% del totale delle trattative, complici anche degli interessi al -0,45%.
Diverso il discorso delle locazioni: l’aumento di famiglie interessate ad affittare una proprietà (+12%) ha creato una grande sproporzione tra domanda e offerta, causando così un forte aumento dei canoni e una maggiore difficoltà a trovare soluzioni adatte alle proprie necessità abitative.
Seguendo le tendenze evidenziate, il patrimonio immobiliare residenziale è cambiato. Sono aumentate le case nelle classi energetiche più alte, dalla A4 alla B, con un +8%. Oltre a ciò, il pubblico ha dimostrato di essere interessato soprattutto a immobili almeno in buono stato, oppure ristrutturati o di nuova costruzione, dimostrandosi aperto a una spesa maggiore per questa tipologia di proprietà.
Proprio i prezzi delle case, però, hanno iniziato a normalizzarsi dopo il costante aumento registrato negli ultimi anni. Le abitazioni in buono stato hanno registrato un +1,8%, quelle di nuova costruzione o in ottimo stato un +1,4%. Ridotti, poi, sia le tempistiche medie per la vendita (al di sotto dei sette mesi), sia gli sconti richiesti (-10,4%).
A dare indizi sul possibile andamento del mercato immobiliare italiano nel futuro è proprio la nostra città. A differenza degli altri principali capoluoghi analizzati, infatti, Milano sembra aver già raccolto tutte le ripercussioni del complesso momento macroeconomico che stiamo vivendo.
Le tensioni geopolitiche, l’inflazione e l’incertezza sui costi energetici e delle materie prime hanno portato ad aspettative meno favorevoli rispetto al passato, con un’attesa diminuzione sia del numero di trattative, sia dei prezzi. A complicare il quadro anche la sproporzione sempre maggiore tra costo della vita e stipendi, che ha determinato un settore ancora leggermente in crescita, ma che sta rallentando. Secondo le previsioni, dunque, il 2026 potrebbe essere un anno di stabilizzazione, a cui seguirà un 2027 di leggera flessione prima di una ripresa decisa nel 2028.
I proprietari di casa hanno quindi a disposizione ancora qualche mese per approfittare delle condizioni favorevoli del mercato o vendere il proprio immobile al massimo valore possibile, soprattutto se in buono (o ottimo stato), magari grazie a una ristrutturazione recente, oppure di nuova costruzione.
Fonti: Nomisma